berlusconi -  principe barbaro buffone

Traduzione italiana di un articolo apparso il 20 febbraio 2013 sul quotidiano danese "Information".

Il testo dell´articolo può essere letto su:  www.information.dk/comment/673726

Comincio con una breve presentazione. Abito in Danimarca da 48 anni e tra pochi mesi potró festeggiare il mio quarantesimo anniversario da cittadino danese.

Amo la Danimarca, e mi considero un cittadino impegnato nella vita sociale della mia patria di adozione, tra l´altro come volontario presso il centro anziani locale. 

Tuttavia - e per fortuna! - continuo a sentirmi fortemente legato all´Italia, mio paese natio.

La mia doppia identità italo-danese è un´esperienza entusiasmante, legata peró a un piccolo inconveniente.

Nelle frequenti occasioni di allegra convivialità, tipiche della cultura danese, succede spesso che amici o conoscenti mi  domandino cosa ne penso di Berlusconi, della mafia, del papa o di quant´altro in relazione  con le mie origini italiane.

Quasi sempre allora mi sento un po´ a disagio perché trovo difficile  dare risposte chiare e concise.

Che dire per esempio a proposito di Berlusconi?

Il fenomeno Berlusconi

Naturalmente è molto semplice segnalare il  talento multidisciplinare che consente all´imprenditore milanese  di fondere politica management e show business in un progetto di abbrutimento, volto a infarcire le menti degli elettori di volgarità a non finire.

Un po´ più  difficile è invece spiegare come mai gli italiani si siano scelti - e per più volte -   un personaggio di questa risma a capo del governo.

La triste veritá è che  l´intera classe politica italiana - da destra a sinistra - non ha voluto o non ha potuto resistere alle lusinghe e al potere di Berlusconi.

Nel suo libro La libertà dei servi (2010) il politologo italiano Maurizio Viroli, professore all´universitá di Princeton, ne dà questa spiegazione: E´ vero che l´Italia nel 1946  è  diventata una repubblica democratica basata su una costituzione progressiva. Ma "la secolare debolezza morale del Paese - ulteriormente aggravata dal fascismo - non è stata debellata dalla repubblica italiana".

"Purché se magna"

All´origine di questa secolare debolezza ci sono anzitutto  le grandi e piccole corti - prima franco/spagnole e successivamente di matrice austriaca - che hanno assoggettato quasi tutta l´Italia dal Cinquecento fino alla riunificazione nel 1861.

Questo stato di fatto, perdurato  per più di tre(!) secoli non solo ha dato al Paese una  folta classe di nobili sfaccendati. Purtroppo ha anche creato un sistema di valori, in cui la supremazia sociale diviene sinonimo di indifferenza verso il bene comune e verso la politica in generale.

E´ in  questo periodo che si diffonde la massima "Franza o Spagna purché se magna". Detto fra parentesi: è grazie all´ indifferenza dei grandi nobili latifondisti che la mafia siciliana può nascere e prosperare.

Alla base della secolare debolezza italiana c´è inoltre la Chiesa che a partire dal crollo dell´Impero romano d´Occidente lascia un´impronta fatale sulla storia d´Italia.

Già nel 1527 Niccolò Machiavelli, il più importante pensatore politico italiano, scrive nei suoi Discorsi che per colpa della Chiesa - troppo debole per conquistare tutta l´Italia, ma abbastanza forte per  impedire a altri di poterlo fare - l´Italia vive in balia di grandi e piccoli principi - debole, divisa e preda non solo di barbari, ma di chiunque voglia invaderla.

Nel 2013 - 152 anni dopo l´unità d´Italia - il giudizio di Machiavelli resta  valido, ma con la precisazione che Berlusconi  è diventato il principe e barbaro piú influente del paese.

Notabene.Lo è diventato con il  benestare della Chiesa. Don Luigi Verzé l´ha addirittura chiamato "il dono di Dio all´Italia".

Per riprendere l´analisi del professor Viroli: Berlusconi domina da padrone assoluto una corte costituita da milioni di cortigiani di ambo i sessi - persone la cui servilità si manifesta in "adulazione, ipocrisia, cinismo, disprezzo verso gli spiriti liberi, venalità e corruzione".

Alla falsa libertà dei servi Viroli contrappone la reale libertà del cittadino.Una libertà che sí fonda sulla coscienza di non essere sottoposti al potere arbitrario o enorme di una o piú persone. Una libertà che si sente impegnata e obbligata verso il bene comune e che si esprime in quello che potrebbe essere definito come  virtù civile.

Mentre scrivo si avvicina la data delle elezioni al Parlamento italiano e Berlusconi si esibisce sempre più spesso sulle tre reti televisive di sua proprietá partecipando anche a programmi di gastronomia e di cucito.

Del che  si può ridere - come un tempo qui in Danimarca si rideva di Mussolini. Ma "ogni città ha i suoi trold" - come recita la famosa poesia di Holger Drachmann - e la Germania si diede a un trold che confaceva alla tradizione e al gusto tedeschi. Non dimentichiamo però che Hitler agli inizi della sua carriera assunse Mussolini a maestro e modello.

L´Italia come modello

Alla luce di questo antecedente l´Europa dovrebbe prendere Berlusconi sul serio. Questo anche in considerazione del fatto che l´Italia nel corso dei secoli è stata un vero e proprio laboratorio sperimentale di innovazioni - politiche e di altro genere.

Fu proprio in Italia che le libertà comunali vennero inventate e realizzate fra il Duecento e il Quattrocento. Nello stesso torno di tempo fu sempre l´Italia a dar  vita alle  prime banche. In seguito venne la decadenza - e l´Italia inventò la mafia e la commedia dell´arte. Ancora più tardi venne Mussolini. Ora abbiamo Berlusconi - l´uomo che allo stesso tempo è capitalista in (probabile) rapporto con la mafia, manager, principe e buffone.

Gli storici del futuro  potranno dire che Berlusconi in un suo modo tutto perverso ha veramente unito l´Italia. L´ha fatto elevando alla massima potenza gli aspetti più squallidi della cultura italiana.

Berlusconi è infatti il miliardario millantatore e volgare che nello stesso tempo ama esibirsi nel ruolo più caratteristico della commedia dell´arte: quello del furbo servitore in grado di ingannare tutti - giudici e Angela Merkel inclusi.

Con Berlusconi culmina per cosí dire una tendenza negativa che, ricordando il vecchio Hegel, si può sperare si trasformi in uno sviluppo positivo.

Arbitrio o rinascita?

Se Berlusconi riuscirà ancora una volta a intromettersi nella politica italiana, l´Italia si troverà di fronte a una distruzione generalizzata e uno stato di arbitrio che incrementerà il bisogno di un uomo forte.

E si può temere che  sia  proprio questo su cui Berlusconi punta.

Diventare un Putin latino e legiferare ad libitum negli interessí suoi e della mafia - in barba ai giudici che egli continua a tacciare di comunisti prevenuti verso di lui.

Spero di tutto cuore che gli italiani votino per una scelta più razionale di Berlusconi.

Ma non ho il minimo dubbio che la speranza per l´Italia  risieda a lungo termine nei molti volontari che in silenzio continuano a lavorare per il bene della Patria.

Essi sono i liberi cittadini descritti e auspicati da Maurizio Viroli. Liberi cittadini come il filosofo Roberta De Monticelli e lo storico dell´arte Salvatore Settis, due nomi che sono stati presentati ai lettori di Information in due articoli del bravissimo corrispondente dall´Italia Mads Frese.

(17.12.2011 e 12.1.2013)

Sono la speranza dell´Italia e  il nucleo per la rinascita di una società civile italiana che nel corso del tempo sia in grado di porsi come una reale alternativa a una classe politica che -  Berlusconi in testa - non si è rivelata all´altezza delle sue responsabilità.

Pietro Cini, nato in Italia nel 1938, laureato in lettere, professore di liceo in pensione

21 febbraio 2013